Microfert

di Verde Conti e Jacopo Rocchi, della II media D dell’istituto Don Milani di Monte Porzio Catone (Rm)

Oggi, 13 marzo 2019, stiamo assistendo all’inaugurazione di un nuovo fertilizzante potentissimo capace di far crescere completamente una pianta da frutto in 2/3 settimane.

L’azienda in questione è la Biochemical, con sede a Paterno’ (CT), che oggi ha aperto le porte ai coltivatori di tutto il mondo con un tour nella fabbrica e relative spiegazioni sulla fabbricazione di questo nuovo concime.

L’addetto che ci ha illustrato la preparazione ci ha spiegato che oltre ai normali elementi nei concimi (ovvero azoto, fosforo e potassio) hanno aggiunto un ingrediente inaspettato: le microplastiche.

Alla scoperta il pubblico è rimasto sbalordito ma anche preoccupato per i possibili effetti negativi della plastica sui frutti ma gli addetti hanno assicurato che la procedura segreta di preparazione delle microplastiche elimina tutti gli effetti negativi e invece a contatto con una miscela di loro invenzione acquisisce capacità inaspettate. Il prodotto entrerà in commercio domani 14 marzo 2019 sia nei negozi sia online.

Per informazioni : wow.biochemical.lol o microfert@gorgonzola.mia

Noi siamo certi che molte altre aziende possano prendere esempio da essa e che possano anche loro inventare oggetti della vita di tutti i giorni completamente riutilizzabili e/o riciclabili utilizzando materiali inquinanti.

Vietato mangiare carboidrati a cena?

di Uesli Vishkulli, III media E, Istituto Perugia 9, coordinamento Federico Panduri

All-focusPane, pasta, e riso sono alimenti ricchi di carboidrati, nutrienti che il nostro corpo utilizza in via preferenziale per ottenere energia, tuttavia molti hanno la convinzione che i carboidrati debbano essere esclusi dalla dieta, o che sia meglio assumerli durante il giorno e non la sera.

I fautori di questa seconda teoria sono i fanatici della cronodieta, i quali sostengono che gli orari di assunzione di cibo hanno un’importanza fondamentale sulle variazioni ormonali che il nostro organismo ha nel corso della giornata. La cronodieta è al centro di diverse ricerche scientifiche che mirano a comprendere come l’assunzione di diversi pasti in diverse fasce orarie, possano giocare un ruolo importante nell’aumento o nella perdita di peso.

Studi e ricerche fino ad oggi effettuati, infatti, hanno sempre dimostrato e sostenuto la tesi secondo la quale il nostro organismo sarebbe in grado di bruciare più facilmente i carboidrati assunti al mattino. Questo perché le attività svolte nel corso della giornata favorirebbero il loro smaltimento. Una volta giunti alla sera, invece, tutto ciò che si mangia viene immagazzinato e si trasforma in grasso. 

Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità spiegano però che ciò a cui è necessario prestare attenzione è di non consumare a tarda sera pasti abbondanti e “calorosi”, poiché l’energia in eccesso viene più difficilmente bruciata e può essere accumulata sotto forma di grasso corporeo. Inoltre è importante abituare l’organismo a non mangiare carboidrati ad ogni pasto, lasciando passare un buon numero di ore tra un’assunzione e l’altra. Questo andamento a picchi e depressioni permetterebbe al nostro corpo di smaltirli con facilità, a prescindere dall’orario in cui si sceglie di mangiarli.

Inoltre, per chi ha difficoltà a prendere sonno, una cena a base di carboidrati può favorire il riposo stimolando la produzione di serotonina (l’ormone del benessere), utile per rilassarsi.

Si può concludere che si ingrassa principalmente per un eccesso di calorie introdotte e per una errata distribuzione di nutrienti rispetto al fabbisogno dell’organismo. Per questo è necessario stare attenti a consumare carboidrati in porzioni adeguate al proprio fisico, all’età e all’attività fisica svolta. È consigliabile assumere quotidianamente una quantità di carboidrati pari al 45% fino a un massimo del 60% del totale delle calorie giornaliere assunte, ma non di eliminarli dalla nostra dieta.

Il falso mito degli spinaci

di Valentina Magni, Lorenzo Manucci, Emma Latterini, Simone Stafissi Buricca, della III media E dell’Istituto Perugia 9, coordinamento di Federico Panduri

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Braccio di ferro ha perso la sua forza

Molte generazioni sono cresciute con il mito di Braccio di Ferro, un sensibile marinaio che difendeva i deboli dai soprusi del grossolano Bruto grazie ad un barattolo di spinaci che lo rendeva forte e invincibile. Per anni molte mamme sono riuscite a far mangiare spinaci ai propri figli senza ricorrere ad ulteriori espedienti, ma oggi questo connubio tra spinaci e ferro è stato smontato.

Secondo l’ISS, (Istituto Superiore di Sanità), gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo, così come altri alimenti vegetali. Contengono infatti solo una piccola parte di ferro rispetto gli altri alimenti: 100 g di spinaci crudi contengono 3 mg di ferro legato ad altre sostanze che ne limitano l’assorbimento; quindi molto di meno rispetto alla carne, il pesce e le lenticchie, che ne contengono il doppio e sono in grado di offrire al nostro organismo un’ottima biodisponibilità per l’assorbimento, cioè di aumentare la quantità effettiva che il nostro organismo è in grado di assorbire e utilizzare.

Gli spinaci in ogni modo rappresentano una buona fonte di vitamine e acido folico. Il ferro però è un oligoelemento che sebbene si trovi nel corpo umano in piccole quantità (circa 4 g nell’uomo e 2,5 g nella donna) riveste funzioni fondamentali. Esso è attivamente legato al trasporto di ossigeno nel sangue, entrando nella costituzione dell´emoglobina, ed è presente in molti enzimi fondamentali in numerose reazioni metaboliche. Il fabbisogno quotidiano di ferro varia in funzione dell’età, del sesso e delle situazioni fisiologiche che cambiano durante il corso della vita. È particolarmente elevato nell’infanzia (a causa della rapidità dell’accrescimento), nelle donne in età fertile (a causa delle perdite mestruali) e nelle donne in stato di gravidanza (a causa degli elevati bisogni specifici correlati alla gestazione). Negli anziani, a causa di una riduzione dell’apporto alimentare, nonché per un diminuito assorbimento intestinale, occorre prestare molta attenzione per garantirne il corretto apporto. La quantità di ferro che introduciamo con la razione alimentare è sovente limitata, poiché è contenuto in una grande varietà di alimenti, ma in quantità molto piccole. La carenza degli apporti di ferro è stata messa in relazione con le situazioni di anemia.

A tal proposito occorre apportare nello schema alimentare un consumo idoneo di carne, pesce, uova, legumi, che sono gli alimenti con più alta concentrazione di ferro. Importante ricordare che la vitamina C (acido ascorbico), di cui sono ricchi gli agrumi, facilita l’assorbimento del ferro; aggiungere al condimento delle verdure il limone facilita l’assorbimento di questo minerale.

Care mamme, non vi rimane che inventare un altro supereroe per convincere i vostri bambini a mangiare lenticchie!

 

Da Cleopatra a Mariah Carey: i benefici del latte

di Lucia Giglioni, Valentina Maria Giubboni, Uesli Vishkulli, della III media E, Istituto Perugia 9, coordinamento Federico Panduri

1551719222665-latteLa cura del corpo e la ricerca della bellezza attraverso la storia giungono fino a noi.

Chi lo ha detto che il latte fa male? Sta prepotentemente prendendo piede la convinzione che colloca il latte in cima alla classifica dei quattro veleni bianchi insieme al sale, lo zucchero e la farina che, come tutti gli alimenti, sono da usare con moderazione, ma non da evitare. Infatti il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma umano si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell’enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte. Questo alimento è tanto salutare per il nostro organismo che i medici ne consigliano l’assunzione regolare fin dalla tenera età; la presenza di calcio, potassio, fosforo e vitamine incidono, sulla crescita e lo sviluppo dell’organismo.

 Ad avvalorare l’importanza di bere latte c’è anche il fatto che questo è un alimento completo: le sue proteine, rappresentate da caseina (80%) e lattalbumina (20%), rappresentano un terzo del fabbisogno medio giornaliero di un individuo. Infine in esso sono anche presenti i carboidrati, sotto forma di lattosio, particolarmente importanti per lo sviluppo del tessuto nervoso nei primi mesi di vita.

In età adulta, salvo per quella percentuale di popolazione intollerante al lattosio (5 persone su 10 secondo i dati dell’AILI – Associazione Italiana Latto-Intolleranti ), cioè allo zucchero presente nel latte che non riescono a digerire, l’assunzione di latte rafforza il sistema immunitario e la buona digestione. Inoltre, i pochi grassi saturi (2,1 g su 100 g) presenti nel latte intero pastorizzato, hanno un effetto favorevole all’intestino riducendo il rischio di sovrappeso. Il latte è ricco di calcio e vitamina D (fondamentale per la formazione di ossa e denti), di vitamine del gruppo B e A e contiene tutti gli aminoacidi che servono al nostro organismo per rimanere in buona salute. 

Oltre ai numerosi vantaggi che il latte apporta al nostro organismo ve ne sono molti anche dal punto di vista estetico: ricordiamo che fin dall’antichità Cleopatra era solita fare il bagno nel latte per la cura del corpo, per levigare e idratare la pelle. La stessa abitudine fu ripresa da altre figure femminili degne di nota: Poppea e Giuseppina Bonaparte, fino ad arrivare a Mariah Carey che ha dichiarato di amare immergersi nel latte come rimedio di bellezza. Il latte oltre a essere un concentrato di grassi e proteine sane, è infatti ricco di vitamine e minerali che aiutano a rimuovere le cellule morte dal derma, prevenendo le rughe e migliorando il colore della carnagione.

Tra le varie false informazioni a proposito del latte vi è quella che lo associa all’insorgenza di gravi malattie come il tumore. L’American Institute for Cancer Research ha ampiamente dimostrato che non esiste alcuna correlazione tra il consumo di prodotti lattiero-caseari e il cancro alle ovaie, e oltre a questo dalle recenti pubblicazioni di Annals of Oncology, sembra che le componenti proteiche abbiano effetto protettivo per il tumore del colon-retto.

L’unico rischio che gli amanti della dieta potrebbero incontrare con un’assunzione spropositata di latte è l’aumento di peso. Come tutti gli alimenti, il latte fa ingrassare se non viene inserito correttamente in un’alimentazione equilibrata e controllata. Il suo apporto calorico è minimo (circa 130 kcal per un bicchiere da 200 g, che scendono a 90 in caso di latte parzialmente scremato, mantenendo invariato l’apporto di calcio) se si tiene presente che il fabbisogno calorico giornaliero per un adulto è di circa 2500 kcal. Il latte, inoltre, consumato a colazione o come spuntino, è un ottimo alleato contro la fame e può essere sostitutivo di altrettanti piccoli pasti che potrebbero aggiungere inutili calorie. In questo senso quindi il latte non fa neanche ingrassare.

Quindi, per tutti gli amanti del latte, ben venga un buon bagno nel latte accompagnato da un calice di latte parzialmente scremato.