Rinnovabili, potremmo risparmiare 3 miliardi subito in bolletta (4907)
Il senatore Francesco Ferrante, insieme a Massimo Sapienza di Asso Energie Future, associazione che rappresenta tutti i grandi operatori presenti sul mercato nazionale e internazionale con interesse nelle rinnovabili e che hanno portato il nostro paese “al secondo posto in Europa dopo la Germania per il fotovoltaico”, e insieme a Rossella Muroni di Legambiente, non hanno dubbi: “i costi più gravosi sulle bollette energetiche non sono certo quelli dovuti alle rinnovabili. Gli incentivi per le rinnovabili pesano infatti per meno della metà del totale degli oneri di sistema: nel 2010 circa 2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di euro“. Quindi, da subito, togliendo una serie di voci “ingiuste” e “scorrette”, e lasciando invece gli incentivi per le rinnovabili, si potrebbe risparmiare da subito 3 miliardi di euro.
Traduciamo in cifre a famiglia: il prezzo scarso di un solo caffè con cornetto, ogni mese, 1 euro e 70 centesimi, a partire dal 2011. È quanto costerà in bolletta, a ogni famiglia italiana, lo sviluppo dell’energia solare nel nostro paese. A fronte di questa spesa, c’è un nutrito pacchetto di vantaggi.
Dice bene Ferrante, responsabile Pd delle politiche relative ai cambiamenti climatici: ““In questi giorni stiamo discutendo qui in Senato la riforma del meccanismo degli incentivi per le rinnovabili ed è quindi tanto più necessario fornire i dati reali e uscire dai luoghi comuni. E’ ora di fare un po’ di pulizia e liberare le nostre bollette elettriche da oneri che risultano del tutto impropri. Innanzitutto risulta incomprensibile, come più volte ha denunciato Autorità per l’energia elettrica e il gas, il motivo per il quale su tali oneri i consumatori elettrici che ne sostengono il peso debbano pagarci anche l’IVA come se acquistassero un bene o un servizio: un miliardo nel 2010 indebitamente incamerato dallo Stato ai danni di imprese e famiglie. Tra gli oltre 3 miliardi di euro non destinati alle rinnovabili che hanno gravato sulle bollette elettriche degli italiani nel 2010 vi sono ben 285 milioni che sono destinati all’eredità nucleare; oltre 1,2 miliardi di euro per il famigerato CIP6, che, seppur in esaurimento, ancora nel 2010 incentivava le cosiddette assimilate, un incentivo al fossile in verità. Inoltre sono da conteggiare le agevolazioni che riguardano le Ferrovie dello Stato, e che lo scorso anno ammontavano a 355 milioni di euro. Tutti oneri, questi, che più correttamente dovrebbero essere sostenuti dalla fiscalità generale, e non in proporzione ai consumi elettrici.”
Il senatore continua: “Ci sono poi 644 milioni di euro che i produttori di energia elettrica da fonti fossili, obbligati per legge ad acquistare Certificati Verdi, attualmente scaricano impropriamente sulle bollette dei consumatori eludendo in tal modo la ratio del meccanismo che dovrebbe invece tradursi in una riduzione degli utili per il produttore che non fa sufficiente ricorso a fonti rinnovabili. Per quanto riguarda gli incentivi alle rinnovabili, invece, sono gli unici oneri che dovrebbero correttamente rimanere in bolletta: è la stessa Commissione Europea che sostiene che “è essenziale che tali costi siano «fuori bilancio», cioè sopportati dai consumatori di energia piuttosto che dalla fiscalità, in modo da evitare le tipiche interruzioni «stop-start» ogni qual volta i bilanci degli stati diventano più vincolati”.
“Insomma – conclude il senatore – i numeri reali ci dicono che incentivare le rinnovabili non solo è utile per promuovere un nuovo sviluppo e nuova occupazione, non solo è indispensabile per la salvezza del Pianeta, ma è anche economicamente sostenibile come d’altronde è dimostrato dalla storia di tutti i Paesi europei che hanno scelto questa strada da tempo e con successo, serve però rigore nel concedere gli incentivi solo alle fonti e agli impianti che ne hanno bisogno e “pulire” le bollette elettriche da tutte quelle voci che le rendono inutilmente pesanti”.
Lo status quo del fotovoltaico è un altro dei temi su cui si dibatte senza dati concreti. Dati che Ferrante, Sapienza e Murone forniscono e che non lascerebbero dubbi, se si ragiona in buona fede. “Raggiungendo l’obiettivo fissato per lo sviluppo del fotovoltaico in Italia si taglieranno le emissioni nazionali di gas serra del 5 per cento entro il 2020 portando l’Italia verso l’obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto. I posti di lavoro creati dal fotovoltaico, che sono già oggi 15 mila (lo stesso numero di addetti di una grande industria nazionale, come ad esempio la Barilla), saliranno a un totale valutato tra 210 mila e 225 mila nei prossimi 9 anni. E infine, entro il 2020 l’energia dal sole produrrà 110 miliardi di euro in termini di ricchezza generale, portando alle casse dell’erario circa 50 miliardi di euro nei prossimi 30 anni.
“Il fotovoltaico è un grande assett economico e sociale per il nostro paese: sarebbe grave che l’Italia perdesse il treno delle rinnovabili per ritardi culturali o per favorire interessi di parte”, ha detto Sapienza alla conferenza stampa al Senato in cui ha presentato assieme a Grid Parity Project, i veri dati del fotovoltaico.
L’Italia sta veramente per raggiungere l’obiettivo – per la verità piuttosto minimalista – fissato dal governo per il fotovoltaico, cioè 8.000 megawatt al 2020? Il GSE, il Gestore dei servizi elettrici, ha comunicato a gennaio che a fine 2010 risultavano installati 2.800 megawatt di fotovoltaico (3.200 con gli impianti entrati in esercizio a febbraio), ma esistevano domande di allaccio tali da far prevedere il raggiungimento di quota 7.000 megawatt a metà 2011.
Secondo questi dati, dunque, nel 2010 non solo si è registrata una crescita del 160 per cento (altri 1.850 megawatt arrivando a un totale di 3.000 megawatt), ma sarebbe da mettere in conto una crescita fino a 7.000 megawatt. Una corsa all’installazione che il GSE considera legata alla possibilità di riconoscere le tariffe incentivanti 2010 agli impianti fotovoltaici che verranno allacciati alla rete ed entreranno in esercizio entro giugno 2011 purché abbiano comunicato la fine dei lavori entro il 31 dicembre 2010 (il cosiddetto meccanismo Salva Alcoa).
“I nostri dati, confortati dalle ricerche di Credit Suisse, Morgan Stanley e Jefferies & Company, indicano però una situazione sensibilmente diversa”, annunciano le due associazioni. Precisando quattro punti su cui i numeri vanno corretti.
Secondo le valutazioni di Asso Energie Future e Grid Parity Project, confermate da quelle dagli organismi internazionali e da Asso Solare, a metà 2011 si arriverebbe a 4.700 megawatt installati, non a 7.000. Per raggiungere la quota prevista dal GSE bisognerebbe infatti supporre che quasi tutte le richieste già presentate per ottenere gli incentivi 2010 si trasformino in impianti operativi al 30 giugno 2011. Secondo Morgan Stanley “è difficile credere alla suggestione di 4 gigawatt di capacità produttiva inutilizzata e non connessa”. Per Jefferies & Company “l’analisi secondo la quale in Italia sono stati installati 5 – 6 gigawatt (5.000-6.000 megawatt) nel 2010 è inaccurata (…) è chiaro che i richiedenti potrebbero non ottenere l’accesso al credito o alla fornitura dei moduli; è probabile che una larga percentuale di queste domanda non vada a buon fine. Non prevediamo più di 2,5 gigawatt in Italia nel 2010”.
Cosa è successo, allora? “Una parte delle richieste di incentivi è stata probabilmente avanzata da chi non aveva il diritto di farlo”, spiegano i presidenti di Asso Energie Future e Grid Parity Project. “Per accedere al secondo conto energia, più conveniente, sono state presumibilmente fatte delle dichiarazioni false o esagerate da alcuni furbi. Inoltre, la confusione è stata massima, soprattutto negli ultimi giorni: ci sono domande che sono arrivate e sono state registrate numerose volte. Anche il GSE sta rivedendo le stime, ma intanto il danno è fatto”.
C’è anche da osservare che l’obiettivo fissato dal governo per il fotovoltaico, 8.000 megawatt al 2020, è molto modesto: sarebbe in linea solo con un andamento mediocre del mercato che escluderebbe l’Italia dal gruppo dei paesi in competizione per questo settore della green economy. Per avere un punto di paragone basta pensare che la Germania, un paese che non ha certo più sole dell’Italia, si è data come target, per la stessa data, 52.000 megawatt e ha installato ad oggi 18.000 megawatt.
“Una manovra squilibrata che prevede un tetto troppo basso e un rallentamento troppo brusco degli incentivi potrebbe effettivamente fermare la corsa a un livello molto basso di potenza installata, bloccando il mercato, scoraggiando gli investitori e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro”, dice Massimo Sapienza assieme a Grid Parity Project, che chiede che il decreto legislativo sulle rinnovabili che si sta esaminando oggi in Senato, sia corretto in modo tale eliminare il limite di 1 megawatt di produzione su almeno 20 ettari agricoli per il fotovoltaico a terra. “Limiti non giustificati visto che non c’è un’occupazione massiccia di terreno: a oggi, la stima più alta parla di un 50 per cento di pannelli a terra, il resto è stato costruito su tetti e coperture – dicono le due associazioni -. Inoltre i terreni agricoli marginali sono adatti allo sviluppo del fotovoltaico”.
Ma non basta: Asso Energie Future e GridParity Project chiedono anche una correzione del decreto mirata alla difesa della qualità, proprio per evitare una proliferazione eccessiva delle richieste di autorizzazione e garantire professionalità e serietà: salvaguardare i progetti in corso, abbandonare il meccanismo delle aste, avviare autorizzazioni semplificate per impianti fino a 1 megawatt, dare certezza dei tempi stabiliti nelle linea guida.
Lo sviluppo del solare è in mano alle famiglie e non alla grande industria. Non è quindi vera l’accusa secondo la quale la spinta per far avanzare il fotovoltaico viene soprattutto da grandi industrie e multinazionali. I dati presentati oggi da Asso Energie Future e Grid Parity Project dicono che il residenziale, cioè i pannelli sulle nostre case installati per iniziativa di cittadini, pesa per circa il 34 per cento con 1.566 megawatt stimati su un totale di 4.700. Il settore intermedio dei privati che hanno investito su terreni o capannoni di proprietà (impianti tra 51 chilowatt e 600 chilowatt per un investimento massimo compreso tra 150 mila euro e 2 milioni di euro) pesa per il 38 per cento con 1.786 megawatt. Gli operatori finanziari e industriali pesano per il 28 per cento del totale, con 1.316 megawatt.
Lo sviluppo del fotovoltaico costerà a partire dal 2011 1,70 euro al mese a famiglia, un costo minore di quello di una veloce colazione al bar per una sola persona. In compenso, secondo i dati forniti nel 2010 da I-Com, l’Istituto per la Competitività partecipato da tutte le più grandi aziende italiane, i risultati positivi per l’intero sistema Paese sono enormi: nei prossimi 30 anni, l’energia prodotta dagli 8.000 megawatt installati sarà incentivata con circa 34 miliardi (valutati a oggi), con un effetto globale sulla ricchezza prodotta di ben 110 miliardi, una previsione di 210 mila nuovi posti di lavoro e un possibile gettito fiscale di 50 miliardi che entrerebbe complessivamente in questi decenni nelle casse dello Stato.
Parliamo di bollette: dice balle chi sostiene che sono le rinnovabili a pesare di più. In realtà la bolletta è composta di molte voci, tutte scorrettamente ivate, che hanno tutto un altro significato. Eccolo:
DATI (2010)
Oneri in bolletta in milioni di euro (2010).
1) Rinnovabili (69% della componente A3) 2.756
- 940 (34%) Certificati Verdi ritirati dal GSE
- 826 (30%) Fotovoltaico
- 777 (28%) Cip6 (effettivamente rinnovabili)
- 213 (8%) tariffa omnicomprensiva
2) Assimilate (31% della componente A3) 1.214
3) Agevolazioni tariffarie per le Ferrovie (A4) 355
4) Oneri nucleari (A2 + MCT) 285
5) Finanziamento attività di ricerca (A5) 60
6) Integrazioni tariffarie per isole minori (UC4) 70
7) Bonus elettrico (As) 70
8) Efficienza energetica (UC7) 30
9) IVA sul totale degli oneri 968
Totale non rinnovabili
3.052 (quelli che si dovrebbero risparmiare da subito).
LEGENDA
Incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate (A3)
Copre gli incentivi allo sviluppo delle fonti rinnovabili (incentivi agli impianti fotovoltaici, ritiro dei certificati verdi in eccesso da parte del GSE, tariffa omnicomprensiva per le biomasse), nonché il famigerato sistema del Cip 6 che serve per incentivare soprattutto le cosiddette fonti assimilate, sostanzialmente un incentivo alle fonti fossili che, nonostante sia in esaurimento grazie alla stop stabilito dalla finanziaria del 2007, nel 2010 pesava ancora per 1,2 miliardi di euro
Finanziamenti regimi tariffari speciali (A4)
Ad oggi queste agevolazioni riguardano esclusivamente le Ferrovie dello Stato.
Smantellamento centrali nucleari e chiusura del ciclo del combustibile (A2)
Sono i costi per lo smantellamento (decommissioning) delle centrali elettronucleari dismesse (Latina, Trino Vercellese, Caorso e Garigliano), per la chiusura del ciclo del combustibile nucleare (riprocessamento all’estero del combustibile nucleare irraggiato)
Finanziamento delle compensazioni territoriali per lo smantellamento delle centrali nucleari (MCT)
Queste voce è destinata a finanziare le misure territoriali stabilite per legge a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare
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Finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo (A5)
Sono i costi per l’attuazione del programma nazionale di ricerca e sviluppo di interesse generale per il sistema elettrico nazionale.
Copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese elettriche minori (isole minori e altri, UC4)
Per legge sono previste particolari agevolazioni tariffarie a favore di 14 piccole aziende elettriche che producono elettricità sulle isole minori (in modo da tenere conto delle particolari difficoltà e dei maggiori costi di produzione sulle piccole isole).
Copertura del bonus elettrico (As)
Per poter finanziare il bonus elettrico per le famiglie disagiate e i malati che necessitino di apparecchiature salvavita, è stata introdotta la componente tariffaria As applicata su tutti i clienti elettrici
Copertura degli oneri derivanti da misure ed interventi per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali di energia elettrica (UC7)
Questa voce è destinata a finanziare gli oneri derivanti dalle promozione dell’efficienza energetica negli usi finali di energia elettrica non coperti dal gettito derivante dall’applicazione dei corrispettivi per prelievi di energia reattiva.
Qui sotto potete scaricare gli schemi e le presentazioni che chiariscono dati e previsioni sul fotovoltaico.
PresAEF_15 febbraio ultima2011
SCHEDA ASSO ENERGIE FUTURE.
Asso Energie Future è la nuova realtà associativa dell’energia ‘verde’ in Italia.
Un’associazione di imprenditori nel settore delle energie rinnovabili:
- fotovoltaica
- eolica
- biomasse
Asso Energie Future crede infatti che la ricerca, l’innovazione e l’utilizzo industriale di nuove fonti per la produzione di energia siano una sfida capitale per l’Italia. Il futuro competitivo del nostro Paese passa attraverso lo sviluppo di un nuovo sistema energetico.
L’Associazione tutela e coordina l’attività di tutte le aziende e gli enti impegnati in:
- produzione e/o distribuzione di energie rinnovabili;
- produzione e/o distribuzione di componenti di impianti per la produzione di energie rinnovabili.
FOTOVOLTAICO:
Le aziende che operano in questo settore hanno portato il nostro Paese al secondo posto in Europa, dopo la Germania.
Ad oggi sono in funzione pannelli fotovoltaici per oltre 3 GW di potenza, come conferma il rapporto del Gestore dei Servizi Energetici (GSE).
EOLICO:
Questo settore ha prodotto oltre 4.898 megawatt di energia con 294 impianti al 31-12-2009.
BIOMASSE:
La conversione in energia degli scarti organici dell’agricoltura, della cura dei boschi e delle lavorazioni agroalimentari ha raggiunto ad oggi la potenza complessiva cumulata di oltre 2.019 MW, grazie a 419 impianti presenti in tutta la Penisola, i base ai dati forniti dal rapporto statistico 2009 del GSE.
OBIETTIVI:
Creare, sostenere e sviluppare una forte industria italiana produttrice di energia rinnovabile, rispettando la salute dei cittadini, le risorse ambientali e paesaggistiche della Penisola.
Creare una filiera nazionale, che produca sul nostro territorio i pannelli fotovoltaici, le pale eoliche, le turbine degli impianti a biomassa, per garantire l’indipendenza delle nostre aziende dall’import straniero.
Creare 200mila posti di lavoro stabili e duraturi che diano occupazione nei settori della produzione, installazione e manutenzione degli impianti.
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domenica, aprile 3rd 2011 at 5:29 pm |
Secondo le stime dell’Ires Cgil il settore fotovoltaico ha 5.700 addetti e non 15.000. Lo studio che parla di 110 miliardi di fatturato e 200.000 posti di lavoro nel fotovoltaico nel 2020 è una barzelletta: come si può sostenere che un settore, che oggi copre meno dell’1% del fabbisogno elettrico italiano, possa arrivare a fatturare addirittura più del doppio del valore di tutta l’energia oggi consumata in italia? è fantaeconomia!
Sostenere che il fotovoltaico ci costa come cappuccino e cornetto è sminuire un costo in bolletta di 2.4 miliardi di euro e destinato a crescere. Il fatto che sia pagato per quattro quinti dalle imprese non è un bene anzi, contribuisce ad indebolire una già fragile ripresa economica e ad incentivare la delocalizzazione.
è pura follia nserire tra gli sprechi veri o presunti in bolletta anche i finanziamenti ad efficienza energetica, bonus elettrico per macchinari salvavita, attività di ricerca ed addirittura l’IVA ( come si può chiamare spreco una tassa????).
Le agevolazioni per le ferrovie sono in favore di una società interamente di proprietà dello stato, sono utili per calmierare i prezzi dei biglietti dei pendolari.
Alla fin fine gli sprechi veri sono i finanziamenti a fondo perduto per le fonti assimilate ( in esaurimento) e per le fonti rinnovabili, in aumento di circa il 70% nel 2011 ( da 2.75 miliardi a 4.9 miliardi) e con forti prospettive di crescita.
In particolar modo il fotovoltaico che conta appena 5.700 addetti ci costerà 2.4 miliardi, cifra sufficiente a pagare un sussidio di disoccupazione da 10.000 euro annui a 240.000 persone.